BENVENUTI NEL MIO SITO.... SIGNORI MIEI SI TORNA A SCRIVERE!!!!! SONO TORNATO!!!
l'arca delle mille cose inutili

martedì, dicembre 16, 2008

Discorso eternamente breve

Ti guardo, difficilmente ti allontanerai da me adesso. sei inafferrabile e incostante come una nuvola. prendiamo ad esempio un discorso che non può essere tenuto in piedi, quello che sarà scritto è solo un piccolo flusso di pensieri che non ha nulla di costante, proprio come te. te, ne dividerei volentieri una tazza con te ascoltando della buona musica e prendendo delle emozioni in prestito per regalartele, prenderei il tuo viso e lo terrei tra le mani, come dei petali come a sorreggerlo, ma non ne hai bisogno ( apparentemente). guarderei dentro quegli occhi , mi farei accarezzare da quegli archi dorati... la stupidità degli uomini raggiunge limiti impressionanti, fortunatamente qualcosa buona ogni tanto esce. del resto qualcuno una volta fece notare che è dal letame che nascono i fiori, magari questo non ha niente a che vedere con tutto il discorso, o forse si... e proprio quest'incostanza che qualcuno non ha mai sopportato, ma ho sempre amato sia quest'incostanza sia chi la odiava...
incostante, tutto oggi è incostante, la concentrazione dell'intera natura umana è inesistente, la vita è solo una corsa,come? no! non è vero! questa è come al solito la considerazione più facile... fermiamoci a pensare e osservare quanto possa essere buono un profumo o un sorriso fraterno. fermiamoci a pensare quanto possa essere bello godersi i momenti più intensi in un secondo, allargare il tempo, considerare, ecco, considerare! e considerando mordersi un labbro per celebrare questa scoperta...  mi manca vedere... ho bisogno ancora una volta di sentire, sono diventato sordo e cieco, fra un po' diventerò muto, o peggio ancora non avrò più la possibilità di abbassare la voce e parlerò continuamente in modo sconsiderato, scostante e inconsistente, a poco a poco per punizione mi trasformerò in un unità, una piccola unità che non ha pensiero, che mangia, dorme e fa finta di vivere come tutti gli altri, ma non he prenderà mai niente... o forse no... spero di accorgermi la prossima voltà, forse per questa volta l'ho scampata, ma non per molto. non mi sentirò mai bene... devo affrontare questo momento prendendone la forma, devo essere il dolore che ho dentro per poter non sentirlo... mi sento prima pesante come un masso e dopo vuoto... poi di nuovo pesante... come vorrei essere pensante,,, come vorrei essere... come vorrei... come???? non so... prova a venire quì, ci vediamo un film, dividiamo un te... magari mi ristorerò più per il calore di un tuo sguardo che per il calore del mio te... ma so che è difficile... ma non impossibile... e allora rimbocchiamoci le maniche... o no? 

lunedì, novembre 17, 2008

Ma com'è?

E' qualcosa che non ha ne consistenza, ne peso
come un malanno che non s'è  arreso.
nonostante questo lo fa star bene
da tranquillità e irrequietezza insieme. 
fa paura  fate attenzione
ma non si può resistere alla tentazione. 
Ha più di cento vite, ma è uno solo,
e in rari casi po' esser  pure eterno
e brama di gioia e di star bene 
spiccando il volo fino all'inferno. 
che poi inferno troppo ancor non è
perchè tra le labbra ha un sorriso
che ti porta al paradiso
ha due occhi fieri e pieni d'energia, 
ed è in fondo questa la magia, 
di questa cosa che non nominiamo
perchè parola ancora non esiste
che possa esprimer in senso umano
ciò ch'è fatto di sensazioni miste.



domenica, novembre 09, 2008


Lento a testa alta cammina tranquillo
in un tempo che non è suo e sembra brillo, 
osservando con finta non curanza
la bellezza dei colori del suo volto
rimandendone travolto.
...  Nero  ...

martedì, novembre 04, 2008

di ritorno...

ECCOMI,  di ritorno da un lungo viaggio.

di ritorno da terre immense di emozioni, bruciato e ferito, ma ancora più forte... 
mi sono accorto che molte persone ancora oggi non utilizzano il magico mezzo della verità. non hanno ancora capito quanto sia bella la trasparenza, vedere dentro gli occhi tutta la maestosità e la magnificenza dell'anima è un dono che possiede solo chi ammira il vero valore della verità. ancora oggi mi commuovo pensando a chi ha paura di affrontare la verità. 

questa ha presso di se un gran peso, e nessuno si fa carico di alleviarlo.. 
in questo viaggio, in cui ho capito crescendo molte cose... anche se solo alcune sono pronunciabili, altre sono solo sensazioni, che solo uno sguardo può (...)...

o tu, lettore, che ti perdi anche solo di passaggio in queste parole, prendi coraggio e guarda avanti per come sei. 

è brutto nascondersi dietro occhi che non hanno nessun colore. 
è brutto vedere che quel diamante che porti dentro e che apre tanta luce, è coperto da una coltre di neve... 
riscaldati, non far si che quello che c'è attorno raffreddi tanto amore... c'è già tanta gente che soffre, sembra quasi che soffrire sia facile, data la quantità di gente che soffre...

bisogna scoprire la luce che si ha dentro per poter vedere la luce fuori... 
è tutta una questione di equilibrio...

sii forte, stringi i denti e riscalda l'anima, e non serve che ci sia qualcuno che lo faccia, basti solamente tu, 
con questo non dico di rifugiarsi in se stessi, ma aprirsi dentro... 

non puoi mentire a chi ti guarda negli occhi...

sabato, settembre 30, 2006

Il diamante dei tuoi occhi preziosi
che affondano i riflessi dentro i miei
affondano, come raggi di luce luminosi
nell'anima, prendendo l'essenza di costei,
che impreziosita di tal dono fatto
s'erge,
e del tuo effetto sincero ed esterefatto

mi trovo disperso in quel che la ragione,
n'è mai a spiegar riuscita a fare.
Ma il bello dell'amor è proprio questo
che per viver non può star in un luogo mesto
pien d'ostacoli e limitazioni, ma libero
e pronto sempre ad ingrandirsi.
E non mi pare ancora d'esser desto,
per la felicità che non può dirsi
di meno che s'i' avessi letto il libro
delle risposte a tutte le domande
che mi son fatto prima d'incontrarti.
E adesso che ti ho fra le mie braccia,
mi vien concesso il dono di baciarti
e di poter veder vicino quel tuo viso
e di ammirar al fondo il tuo sorriso
che d'opere del gener m'ispiraron
che alla mia mente leste s'affaciaron
sol quando mi guardasti i 'l tant'amore,
che l'esplosione fu tale dentro me
che non riusci a parlare dal fervore
delle mie cellule e la mia anima impazzite
piene di gioia e senza più ragione.
E ora che mi sento più completo,
e tutto adesso è più concreto,
mi piace quando sento la tua mano
che mi sfiora mentre dico che Ti Amo.

lunedì, agosto 28, 2006

sono sempre più convinto che per quante maschere possiamo metterci addosso, poche sono quelle che resistono e molte sono quelle che crollano grazie anche a solo un piccolo soffio.

pochi hanno capito che dobbiamo elevare noi stessi togliendo i sassi che appesantiscono l'anima per volare con le nostre ali, questi sassi sono le convenzioni per le quali noi rischiamo di diventare formali.

chi ha paura di essere formale in quell'istante non lo è ma rischia molto facilmente di diventarlo.
chi aveva paura di essere formale , lo è diventata.

se chiedi ti verra risposto. NEssuno ti dirà mai quello che pensa.

se ti chiedi come mi permetto a dire questo, è già un buon inizio!

mi prendo questa libertà, se non ti va puoi anche cambiare strada.

mi prendo la libertà che mi spetta, tenendo conto che nessuno fino ad adesso è stato così stupido da pensare di avermela negata.

dico quello che penso(ma non tutto) penso quello che dico, l'importante è rimanere sempre dietro alle parole e ai movimenti.

prendi in considerazione il fatto che io non odio quasi mai.

tieni sempre presente che conosco i tuoi pensieri, e prendimi pure per pazzo, questa definizione è una veste larga e comoda.

tu sai che io sono innamorato di essere innamorato, ma la tranquillità d'animo non mi dispiace.

prendi in considerazione il fatto che io amo sempre, la differenza sta solo nell'intensità in cui lo faccio.


DAVIDE

domenica, agosto 27, 2006

Così discesi del cerchio primaio
giù nel secondo, che men loco cinghia,
e tanto più dolor, che punge a guaio.

Stavvi Minòs orribilmente, e ringhia:
essamina le colpe ne l'intrata;
giudica e manda secondo ch'avvinghia.

Dico che quando l'anima mal nata
li vien dinanzi, tutta si confessa;
e quel conoscitor de le peccata

vede qual loco d'inferno è da essa;
cignesi con la coda tante volte
quantunque gradi vuol che giù sia messa.

Sempre dinanzi a lui ne stanno molte;
vanno a vicenda ciascuna al giudizio;
dicono e odono, e poi son giù volte.

«O tu che vieni al doloroso ospizio»,
disse Minòs a me quando mi vide,
lasciando l'atto di cotanto offizio,

«guarda com'entri e di cui tu ti fide;
non t'inganni l'ampiezza de l'intrare!».
E 'l duca mio a lui: «Perché pur gride?

Non impedir lo suo fatale andare:
vuolsi così colà dove si puote
ciò che si vuole, e più non dimandare».

Or incomincian le dolenti note
a farmisi sentire; or son venuto
là dove molto pianto mi percuote.

Io venni in loco d'ogne luce muto,
che mugghia come fa mar per tempesta,
se da contrari venti è combattuto.

La bufera infernal, che mai non resta,
mena li spirti con la sua rapina;
voltando e percotendo li molesta.

Quando giungon davanti a la ruina,
quivi le strida, il compianto, il lamento;
bestemmian quivi la virtù divina.

Intesi ch'a così fatto tormento
enno dannati i peccator carnali,
che la ragion sommettono al talento.

E come li stornei ne portan l'ali
nel freddo tempo, a schiera larga e piena,
così quel fiato li spiriti mali

di qua, di là, di giù, di sù li mena;
nulla speranza li conforta mai,
non che di posa, ma di minor pena.

E come i gru van cantando lor lai,
faccendo in aere di sé lunga riga,
così vid'io venir, traendo guai,

ombre portate da la detta briga;
per ch'i' dissi: «Maestro, chi son quelle
genti che l'aura nera sì gastiga?».

«La prima di color di cui novelle
tu vuo' saper», mi disse quelli allotta,
«fu imperadrice di molte favelle.

A vizio di lussuria fu sì rotta,
che libito fé licito in sua legge,
per tòrre il biasmo in che era condotta.

Ell'è Semiramìs, di cui si legge
che succedette a Nino e fu sua sposa:
tenne la terra che 'l Soldan corregge.

L'altra è colei che s'ancise amorosa,
e ruppe fede al cener di Sicheo;
poi è Cleopatràs lussuriosa.

Elena vedi, per cui tanto reo
tempo si volse, e vedi 'l grande Achille,
che con amore al fine combatteo.

Vedi Parìs, Tristano»; e più di mille
ombre mostrommi e nominommi a dito,
ch'amor di nostra vita dipartille.

Poscia ch'io ebbi il mio dottore udito
nomar le donne antiche e ' cavalieri,
pietà mi giunse, e fui quasi smarrito.

I' cominciai: «Poeta, volontieri
parlerei a quei due che 'nsieme vanno,
e paion sì al vento esser leggeri».

Ed elli a me: «Vedrai quando saranno
più presso a noi; e tu allor li priega
per quello amor che i mena, ed ei verranno».

Sì tosto come il vento a noi li piega,
mossi la voce: «O anime affannate,
venite a noi parlar, s'altri nol niega!».

Quali colombe dal disio chiamate
con l'ali alzate e ferme al dolce nido
vegnon per l'aere dal voler portate;

cotali uscir de la schiera ov'è Dido,
a noi venendo per l'aere maligno,
sì forte fu l'affettuoso grido.

«O animal grazioso e benigno
che visitando vai per l'aere perso
noi che tignemmo il mondo di sanguigno,

se fosse amico il re de l'universo,
noi pregheremmo lui de la tua pace,
poi c'hai pietà del nostro mal perverso.

Di quel che udire e che parlar vi piace,
noi udiremo e parleremo a voi,
mentre che 'l vento, come fa, ci tace.

Siede la terra dove nata fui
su la marina dove 'l Po discende
per aver pace co' seguaci sui.

Amor, ch'al cor gentil ratto s'apprende
prese costui de la bella persona
che mi fu tolta; e 'l modo ancor m'offende.

Amor, ch'a nullo amato amar perdona,
mi prese del costui piacer sì forte,
che, come vedi, ancor non m'abbandona.

Amor condusse noi ad una morte:
Caina attende chi a vita ci spense».
Queste parole da lor ci fuor porte.

Quand'io intesi quell'anime offense,
china' il viso e tanto il tenni basso,
fin che 'l poeta mi disse: «Che pense?».

Quando rispuosi, cominciai: «Oh lasso,
quanti dolci pensier, quanto disio
menò costoro al doloroso passo!».

Poi mi rivolsi a loro e parla' io,e cominciai:
«Francesca, i tuoi martìri
a lagrimar mi fanno tristo e pio.

Ma dimmi: al tempo d'i dolci sospiri,
a che e come concedette Amore
che conosceste i dubbiosi disiri?».

E quella a me: «Nessun maggior dolore
che ricordarsi del tempo felice
ne la miseria; e ciò sa 'l tuo dottore.

Ma s'a conoscer la prima radice
del nostro amor tu hai cotanto affetto,
dirò come colui che piange e dice.

Noi leggiavamo un giorno per diletto
di Lancialotto come amor lo strinse;
soli eravamo e sanza alcun sospetto.

Per più fiate li occhi ci sospinse
quella lettura, e scolorocci il viso;
ma solo un punto fu quel che ci vinse.

Quando leggemmo il disiato riso
esser basciato da cotanto amante,
questi, che mai da me non fia diviso,

la bocca mi basciò tutto tremante.
Galeotto fu 'l libro e chi lo scrisse:
quel giorno più non vi leggemmo avante».

Mentre che l'uno spirto questo disse,
l'altro piangea; sì che di pietade
io venni men così com'io morisse.

E caddi come corpo morto cade.

Vorrei potere anch'io(Carme II)-Caio Valerio Catullo


Vorrei potere anch'io
passero amore dell'amore mio
divertirmi con te come fa lei
e sviare le tristezze del mio cuore!
Il desiderio mio di luce
con te gioca, ti tiene in seno
ti vuole sulla punta del ditino
ti eccita a dargli forti beccate
e così attratta è da questo suo gioco
da trovarci sollievo al suo dolore
al suo terribile fuoco una strana frescura!


Passer, deliciae meae puellae (Carmen II) -Caio Valerio Catullo

Passer, deliciae meae puellae,
quicum ludere, quem in sinu tenere,
cui primum digitum dare appetenti
et acris solet incitare morsus
cum desiderio meo nitenti
carum nescio quid lubet iocari,
credo ut, cum gravis acquiescet ador,
sit solaciolum sui doloris,
tecum ludere sicut ipsa possem
et tristis animi levare curas!