l'arca delle mille cose inutili
lunedì, agosto 28, 2006
pochi hanno capito che dobbiamo elevare noi stessi togliendo i sassi che appesantiscono l'anima per volare con le nostre ali, questi sassi sono le convenzioni per le quali noi rischiamo di diventare formali.
chi ha paura di essere formale in quell'istante non lo è ma rischia molto facilmente di diventarlo.
chi aveva paura di essere formale , lo è diventata.
se chiedi ti verra risposto. NEssuno ti dirà mai quello che pensa.
se ti chiedi come mi permetto a dire questo, è già un buon inizio!
mi prendo questa libertà, se non ti va puoi anche cambiare strada.
mi prendo la libertà che mi spetta, tenendo conto che nessuno fino ad adesso è stato così stupido da pensare di avermela negata.
dico quello che penso(ma non tutto) penso quello che dico, l'importante è rimanere sempre dietro alle parole e ai movimenti.
prendi in considerazione il fatto che io non odio quasi mai.
tieni sempre presente che conosco i tuoi pensieri, e prendimi pure per pazzo, questa definizione è una veste larga e comoda.
tu sai che io sono innamorato di essere innamorato, ma la tranquillità d'animo non mi dispiace.
prendi in considerazione il fatto che io amo sempre, la differenza sta solo nell'intensità in cui lo faccio.
DAVIDE
domenica, agosto 27, 2006
giù nel secondo, che men loco cinghia,
e tanto più dolor, che punge a guaio.
Stavvi Minòs orribilmente, e ringhia:
essamina le colpe ne l'intrata;
giudica e manda secondo ch'avvinghia.
Dico che quando l'anima mal nata
li vien dinanzi, tutta si confessa;
e quel conoscitor de le peccata
vede qual loco d'inferno è da essa;
cignesi con la coda tante volte
quantunque gradi vuol che giù sia messa.
Sempre dinanzi a lui ne stanno molte;
vanno a vicenda ciascuna al giudizio;
dicono e odono, e poi son giù volte.
«O tu che vieni al doloroso ospizio»,
disse Minòs a me quando mi vide,
lasciando l'atto di cotanto offizio,
«guarda com'entri e di cui tu ti fide;
non t'inganni l'ampiezza de l'intrare!».
E 'l duca mio a lui: «Perché pur gride?
Non impedir lo suo fatale andare:
vuolsi così colà dove si puote
ciò che si vuole, e più non dimandare».
Or incomincian le dolenti note
a farmisi sentire; or son venuto
là dove molto pianto mi percuote.
Io venni in loco d'ogne luce muto,
che mugghia come fa mar per tempesta,
se da contrari venti è combattuto.
La bufera infernal, che mai non resta,
mena li spirti con la sua rapina;
voltando e percotendo li molesta.
Quando giungon davanti a la ruina,
quivi le strida, il compianto, il lamento;
bestemmian quivi la virtù divina.
Intesi ch'a così fatto tormento
enno dannati i peccator carnali,
che la ragion sommettono al talento.
E come li stornei ne portan l'ali
nel freddo tempo, a schiera larga e piena,
così quel fiato li spiriti mali
di qua, di là, di giù, di sù li mena;
nulla speranza li conforta mai,
non che di posa, ma di minor pena.
E come i gru van cantando lor lai,
faccendo in aere di sé lunga riga,
così vid'io venir, traendo guai,
ombre portate da la detta briga;
per ch'i' dissi: «Maestro, chi son quelle
genti che l'aura nera sì gastiga?».
«La prima di color di cui novelle
tu vuo' saper», mi disse quelli allotta,
«fu imperadrice di molte favelle.
A vizio di lussuria fu sì rotta,
che libito fé licito in sua legge,
per tòrre il biasmo in che era condotta.
Ell'è Semiramìs, di cui si legge
che succedette a Nino e fu sua sposa:
tenne la terra che 'l Soldan corregge.
L'altra è colei che s'ancise amorosa,
e ruppe fede al cener di Sicheo;
poi è Cleopatràs lussuriosa.
Elena vedi, per cui tanto reo
tempo si volse, e vedi 'l grande Achille,
che con amore al fine combatteo.
Vedi Parìs, Tristano»; e più di mille
ombre mostrommi e nominommi a dito,
ch'amor di nostra vita dipartille.
Poscia ch'io ebbi il mio dottore udito
nomar le donne antiche e ' cavalieri,
pietà mi giunse, e fui quasi smarrito.
I' cominciai: «Poeta, volontieri
parlerei a quei due che 'nsieme vanno,
e paion sì al vento esser leggeri».
Ed elli a me: «Vedrai quando saranno
più presso a noi; e tu allor li priega
per quello amor che i mena, ed ei verranno».
Sì tosto come il vento a noi li piega,
mossi la voce: «O anime affannate,
venite a noi parlar, s'altri nol niega!».
Quali colombe dal disio chiamate
con l'ali alzate e ferme al dolce nido
vegnon per l'aere dal voler portate;
cotali uscir de la schiera ov'è Dido,
a noi venendo per l'aere maligno,
sì forte fu l'affettuoso grido.
«O animal grazioso e benigno
che visitando vai per l'aere perso
noi che tignemmo il mondo di sanguigno,
se fosse amico il re de l'universo,
noi pregheremmo lui de la tua pace,
poi c'hai pietà del nostro mal perverso.
Di quel che udire e che parlar vi piace,
noi udiremo e parleremo a voi,
mentre che 'l vento, come fa, ci tace.
Siede la terra dove nata fui
su la marina dove 'l Po discende
per aver pace co' seguaci sui.
Amor, ch'al cor gentil ratto s'apprende
prese costui de la bella persona
che mi fu tolta; e 'l modo ancor m'offende.
Amor, ch'a nullo amato amar perdona,
mi prese del costui piacer sì forte,
che, come vedi, ancor non m'abbandona.
Amor condusse noi ad una morte:
Caina attende chi a vita ci spense».
Queste parole da lor ci fuor porte.
Quand'io intesi quell'anime offense,
china' il viso e tanto il tenni basso,
fin che 'l poeta mi disse: «Che pense?».
Quando rispuosi, cominciai: «Oh lasso,
quanti dolci pensier, quanto disio
menò costoro al doloroso passo!».
Poi mi rivolsi a loro e parla' io,e cominciai:
«Francesca, i tuoi martìri
a lagrimar mi fanno tristo e pio.
Ma dimmi: al tempo d'i dolci sospiri,
a che e come concedette Amore
che conosceste i dubbiosi disiri?».
E quella a me: «Nessun maggior dolore
che ricordarsi del tempo felice
ne la miseria; e ciò sa 'l tuo dottore.
Ma s'a conoscer la prima radice
del nostro amor tu hai cotanto affetto,
dirò come colui che piange e dice.
Noi leggiavamo un giorno per diletto
di Lancialotto come amor lo strinse;
soli eravamo e sanza alcun sospetto.
Per più fiate li occhi ci sospinse
quella lettura, e scolorocci il viso;
ma solo un punto fu quel che ci vinse.
Quando leggemmo il disiato riso
esser basciato da cotanto amante,
questi, che mai da me non fia diviso,
la bocca mi basciò tutto tremante.
Galeotto fu 'l libro e chi lo scrisse:
quel giorno più non vi leggemmo avante».
Mentre che l'uno spirto questo disse,
l'altro piangea; sì che di pietade
io venni men così com'io morisse.
E caddi come corpo morto cade.
Vorrei potere anch'io
passero amore dell'amore mio
divertirmi con te come fa lei
e sviare le tristezze del mio cuore!
Il desiderio mio di luce
con te gioca, ti tiene in seno
ti vuole sulla punta del ditino
ti eccita a dargli forti beccate
e così attratta è da questo suo gioco
da trovarci sollievo al suo dolore
al suo terribile fuoco una strana frescura!
Passer, deliciae meae puellae (Carmen II) -Caio Valerio Catullo
Passer, deliciae meae puellae,
quicum ludere, quem in sinu tenere,
cui primum digitum dare appetenti
et acris solet incitare morsus
cum desiderio meo nitenti
carum nescio quid lubet iocari,
credo ut, cum gravis acquiescet ador,
sit solaciolum sui doloris,
tecum ludere sicut ipsa possem
et tristis animi levare curas!
venerdì, agosto 18, 2006

undici sassolini
e fu così che un giorno, annoiato della mia leggera tranquillità durata quasi un mese e mezzo, decisi senza alcun preavviso e in effetti senza che neanche io lo volessi di andare a trovare me stesso in una piccola stanza al numero 1985 dentro me... l'ambiente era strano, si vede che era tanto che non ci entravo, l'avevo riempito di ritratti; questi erano appesi ai muri, alle porte agli armadi alle pareti, in pratica ovunque. continuando in quel corridoio vidi il corridoio allargarsi diventando una stanza, li era Me... al centro della stanza c'erano 3 enormi punti di sospensione...
ossrvando quei punti di sospensione vidi che tutt'attorno erano cresciuti alberi e sotto questi piante dei più svariati tipi, era la vita ,,, che bello''' non l'avrei mai detto di ospitare tanto in me, infatti mi sbagliavo, quello non ero io: mi fu spiegato poi con calma che quello che aveva fatto nascere tanta vita dentro era una strana forza esterna che mischiata con quello che c'era dentro aveva prodotto una reazione a catena che aveva prodotto un'energia tale che aveva fatto nascere tutto questo dentro...
in mezzo a tutta quella radura, su un telo di cotone leggerissimo, vestito con delle stoffe leggere, c'era Me! mi spiegò che nessuno apparte me poteva scoprire chi fosse quella forza vitale esterna, e che lo potevo sapere solo vivendo con questa forza, e che da sola si sarebbe rivelata...
nel frattempo sentivo 11 piccoli sassolini che mi davano fastidio ai piedi; la risposta stava anche lì: parte della risposta sarebbe stata anche stata in parte rivelata dall'eliminazione graduale di questi stramaledettissimi 11 piccoli sassolini...
guardando negli occhi Me decisi che stavo bene, che avrei accettato i sassolini e la loro graduale eliminazione e che sarei stato bene, per il risultato raggiunto...
tornai e capii di stare non male...
mercoledì, agosto 16, 2006
e questo sono io! strano vero: questa foto è la spiegazione del motivo per cui sono musica-dipendente, perchè solo con la musica riuscivo a calmarmi... ehehehe!! finchè sono diventato così: 
i prossimi aggiornamenti fra un paio di anni!!!!
mercoledì, agosto 09, 2006

martedì, agosto 08, 2006
nonsense

...e capita spesso che io stia a pensare (cosa che faccio di rado ma che a volte è efficace) che mi piacerebbe donare utilmente l'amore che provo dentro; adesso so che molti potrebbero pensare che sia una banalità, ma io ho una certa potenzialità d'amore da donare e se questa resta inattiva succede un grave danno; si accumula! oddio, non è detto che sia piacevole poi per la persona su cui è riversata, solo che poi viene difficile da gestire razionalmente: eh già! razionalmente puoi gestira il denaro, ma l'amore, cosa quantomai irrazionale come fai a gestirlo? ci si riesce poco quando è bassa l'intensita, e quando è alta è un'esplosione di piacere! e come puoi limitare o gestire in qualche modo il piacere? non puoi e quindi niente, non lo limiti, e vai via come il rotolare di una sfera sul piano inclinato, a meno che non ci sia un ostacolo, non si ferma! già, l'ostacolo: e che palle! donne svegliatevi, uomini siate uomini! Evitate di voler gestire quello che è la vostra vita con una calcolatrice in mano, cercate di gestirla con un bel libro di filosofia o con un fiore, che più o meno, e con un po' di fantasia è uguale! schiudete dal quel guscio, uscite fuori; non siate noiosi! accettate le cose, assaggiate e poi se proprio dovete rifiutate, ma non mandate via il postino con il pacco ancora chiuso solo perchè è un po' sgualcito! abbiate fede! non Emilio, per carità!!
Detto ciò la il mio pensiero è finito, torno a fare quello che ho interrotto e fatemi dire che l'unica cosa che voi possiate fare è amare e farvi amare!
NemoneM
lunedì, agosto 07, 2006
Un dì che il piccol dio d'Amore addormentato
avea deposto accanto la torcia che i cuori infiamma,
parecchie ninfe che a castità s'eran votate
s'accostarono danzando; con virginea mano
la più bella delle caste s'impossessò del fuoco
che tante legioni di puri cuori avea scaldato;
e così il gran sovrano di passioni ardenti
fu mentre dormiva da vergin mano disarmato.
Ella spense la torcia in una vicina fredda fonte
che dal fuoco dell'Amore prese perpetuo ardore,
diventando un bagno e salutar rimedio
per uomini malati; ma io, della mia donna schiavo
là per guarire andai e solo questo posso dire:
fuoco d'Amor acqua riscalda, acqua non raffredda Amore.
william shakespeare
commento al caro william - durerà poco -
il caro william è stato tanto efficace
che per esprimere la sua teoria tanto loquace
ha usato termini semplici a dispetto delle sue teorie
senza sapere che di questa ci son d'uomini morìe.
e per tanto come uomo colpito
da quella febbre che non si può guarire
mi sento alquanto trafitto
da un acciaio che non fa che ferire
ed infierisce spesso alle sue vittime
col dolce veleno, che come il tabacco
da assuefazione ed è grande smacco
a quell'orgoglio che a volte può albergare
nell'animo umano e che questa febbre fa sparire
perchè quell'uomo di quella febbre può solo morire!
Perché taccia il rumor di mia catena

pensiero numero 13
Come sei bella
strana nella forma di pensiero
continua esplosione di piacere ogni tua espressione e ogni tuo sguardo
cosi da rinsavire la mie poche cellule celebrali
che sbattono
esplodono dividono
in parti più piccole che hanno in se un po' di te
nessuno prima d'ora poche dopo te
quegli occhi
profondi entrano dentro me quasi a cogliere con un uncino l'anima
che non è triste ne malinconica come sempre ma allegra e in fondo presa da te
come una droga delle particelle impazzite
per me sei come il veleno che desidero
voglio essere intossicato da te
per essere impregnato della tua essenza
voglio essere fatto di te
che sei colei che senza saperlo distrugge e crea di nuovo.
il tuo pensiero è come quando la mattina ti svegli ed hai in mente la tua canzone preferita, e non vuoi più sentire nulla per paura che quella canzone venga interrotta.
le tue labbra che morbide fanno da cornice alle tue parole sottili e
la tua voce che accarezza i miei timpani
vorrei essere l'aria che accarezza la tua pelle
che di te coglie la vera parte naturale, istintiva e non governata dalle esperienze.
il compositore che per la sua musa crea e partorisce idee che hanno vita propria, sarò io...
e dalle mie mani,
dalle mie dita uscirà musica che non parlerà
a te ma alla tua anima che se vorrà ascolterà
il mio canto d'amore... e grida
strepita
salta
batte
pugni
e
mani
e piedi
come se prendesse vita propria!
canto, posato sui battiti del mio cuore...
produce la musica che si alza di ritmo quando ti vede,
e incalza
incalza
incalza
e ancora corre,
sempre di più, ed è sempre più forte...
urla
è nel grido io canto, l'incalzante ritmo su cui balla l'anima mia.



